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08 Jul

Cari grillini, la democrazia non è MAI una banalità. La sua pantomima, invece, sì

Dic 07, 2017
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“L’ex vicepresidente della Regione Lombardia, Mario Mantovani, di Forza Italia, e’ tornato nell’Aula del Consiglio regionale, dopo la nuova indagine a suo carico, nell’ambito dell’inchiesta che ha di recente portato all’arresto del sindaco di Seregno.
   Mantovani ha chiesto la parola al presidente Raffaele Cattaneo per “spiegare il motivo del ritorno in Aula”. “Martedì 28 novembre sono stato finalmente interrogato dal pubblico ministero – ha detto l’ex vice di Roberto Maroni – e attendo fiducioso una conclusione positiva di questa vicenda. Non ho mai temuto il giudizio nel merito e non temo nemmeno il giudizio politico, dopo aver letto le carte. Mi colpisce piuttosto il giudizio dei media e di alcuni colleghi che hanno gia’ emesso sentenza. Ma il tempo sara’ come sempre galantuomo, in questa vicenda come nelle altre”.

Mario Mantovani durante l'incontro di Forza Italia "Noi non molliamo. Le ragioni del nostro impegno a sostegno del Presidente Silvio Berlusconi", Milano, 21 settembre 2013. ANSA/DANIELE MASCOLO

Le agenzie di stampa, martedì 5 dicembre, ‘battono’ questa notizia. Mario Mantovani torna in Consiglio Regionale, dove si trova NON per grazia ricevuta, ma perché 13mila persone hanno scritto il suo nome su una scheda elettorale.

Torna e ne ha tutto il diritto. E’ una persona sottoposta a processo, ha già ‘incassato’ un’assoluzione nel caso di palazzo Taverna, sta chiarendo che non esercitò alcuna pressione sul Sovrintendente del Ministero ai Lavori Pubblici, sta dimostrando l’assurdità delle accuse mosse nel caso ‘Seregno’.

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Rientra, nel rispetto che si deve alle istituzioni (compreso l’ordinamento giudiziario: Mario Mantovani si sta difendendo NEL processo, e non DAL processo), e una consigliera regionale del Movimento 5 Stelle lo accusa di aver proferito della ‘banalità’.

Un’accusa che ci ha stupito, anzi fatto sobbalzare. Ma come si può tollerare, nell’ambito della dialettica politica, anche la più dura e pervicace, che si riduca la democrazia a ‘banalità’? Perché la difesa dei propri diritti, il servizio delle istituzioni, la rivendicazione strenua del proprio onore (personale e politico) SONO elementi fondanti, e cogenti, della democrazia.

Potremmo ironizzare sul fatto che ci sono differenze profonde, siderali, tra la storia personale e imprenditoriale di Mario Mantovani e quella dei leader grillini.

Mantovani non ha mai fatto lo steward allo stadio. Non che sia disdicevole, per carità. Mario Mantovani ha fondato un gruppo che oggi genera lavoro e prosperità per oltre 1.200 famiglie, con al centro la dignità (e quasi la sacralità) dell’assistenza ai più anziani, ai disabili, ai più deboli dei nostri fratelli. Noi ‘genere umano’, intendiamo.

Passi. Ma non può, non DEVE passare che si riducano la democrazia, le istituzioni, le dichiarazioni rese in un’assise eletta dal popolo (pertanto, ‘laicamente’ sacra) a banalità.

S’impone un decoro, un contegno, una grammatica che il Movimento 5 Stelle, per l’ennesima volta, ha dimostrato di NON avere.

Non ci stupisce, ma ci rammarica ugualmente. Non che cambi molto. Il popolo di Mario Mantovani è saldamente, strenuamente, ‘graniticamente’ sempre dalla stessa parte. Non s’è mosso d’un passo. E trattandosi di persone generose, com’è sempre stato il suo riferimento politico, è disposto ad accogliere a braccia aperte chiunque. Anche chi volesse trasformare la democrazia in una pantomima. O in uno spettacolo comico.

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Ma di comici c’è bisogno nei teatri. Non in Regione Lombardia, o ai vertici delle istituzioni. Pertanto, cari amici grillini, per una volta fate i seri. O almeno provateci.

La Nostra Verità

 

 

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