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16 Dec

Buon Natale a tutti. Senza odio, senza rancore- di Vittorio Mantovani

Dic 13, 2016
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Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti. Con queste parole del reverendo Martin Luther King, pochi giorni fa, si apriva La Nostra Verità. E sono le stesse parole che mi sono venute in mente, riflettendo sulla presunta, supposta ironia di alcuni commenti che ho letto su Facebook e riferiti a mio padre, Mario Mantovani.  Commenti che mi suggeriscono una breve riflessione sul tema.

lanostraveria

Mi piacerebbe rivolgermi direttamente ai protagonisti di questo ecumenico scambio di battute “simpatiche”, o che avevano la pretesa di esserlo.

Ma preferisco che esso sia solo il “pretesto” per augurare a tutti, anche a loro così vilmente ed ostinatamente tronfi nel commentare le altrui disgrazie, un caro e sereno Buon Natale.

Vedete, la vita a volte riserva dolori e sofferenze, anche ingiuste. A tutti può capitare. Stavolta è toccato a noi, alla nostra famiglia, e sapete bene di cosa sto parlando.

L’importante è essere coraggiosi e sereni con se stessi, con la propria coscienza.

Nei duri mesi trascorsi ho visto di tutto. Dal grande affetto di chi è stato vicino a mio padre ed alla mia famiglia, che ringrazio dal profondo del cuore, all’indifferenza di qualcun altro, al triste abbandono di quei pochi che hanno preso le distanze per convenienza, sino a giungere alla malcelata (e in vero ostentata) perfida derisione di qualche aguzzino.

mani

Ormai c’ho fatto il callo, il che mi consente di sorridere anche nei momenti difficili, anche con chi gode delle altrui disgrazie, anche con chi ha “marciato” sulla nostra sofferenza ed ancora con chi – quel funesto giorno di ottobre, precisamente il 13 ottobre 2015 – curiosava avidamente fuori dal portone di casa mia ed aspettava solo di vedere il sangue del leone ferito, con chi ambiva a presenziare nel momento dell’ostinazione e della sofferenza, persino con chi se ne è nutrito per mesi e mesi, come fanno le iene fuori dalle mura delle ambasciate africane.

A volte mi piacerebbe che tutti questi volti non avessero nome, essere, identità. Ma non importa: sono tutti ben marchiati nella mia memoria, uno per uno come, come i birilli del Bowling. Anche a questo ho fatto l’abitudine.

A volte mi giro indietro e tento di guardare con distacco ai fatti accaduti in questo ultimo anno, così tragico per noi; provando a farlo come si guarda scorrere l’acqua del fiume dalla sommità di un ponte. E vi dico la verità: ci vedo molto chiaro, ora. Vedo quella rabbia dei momenti più bui diventare forza, coraggio, equilibrio, consapevolezza, serenità.
La vita sa far male quando vuole, ma bisogna rialzarsi e proseguire a testa alta, sapendo discernere lucidamente le situazioni, anche quelle più difficili, così da trarne insegnamento. Solo il dolore infatti può liberare dal giudizio, su tutto e su tutti.

Per questo tutte le mattine mi alzo sereno, quasi ansioso di gustarmi quello che la vita ci regala in ogni momento, e lo apprezzo appieno.

Mi godo i momenti più veri e sinceri, gli abbracci di mia moglie e le risate di mia figlia, le fumate con mio padre e le tenerezze con la mia famiglia, il mio lavoro, così spesso vario ed appagante; mi godo quel piacere per le cose semplici, le più belle della vita, che per lungo tempo erano state sovrastate dalla paura e dalla sofferenza.

 

pace

Faccio tutto questo cercando di non sporcarlo con il seme avvelenato della rabbia, della rivalsa, del furore contro chi invece vorrebbe “infastidire” la mia semplice esistenza.

Chi invece gode di altro, per esempio delle disgrazie altrui, ormai è per me solo un pulviscolo che si dissolve al minimo soffio di maestrale. Non saprete del mio dolore, ma solo della mia serenità. E così, serenamente, vi dico: godete pure cari miei, finché potrete e per quanto potrete. Perché il vento non corre sempre nella stessa direzione ed è solito spazzare la polvere che si incancrenisce nelle ferite.

Tuttavia non auguro a nessuno quanto ci è successo: nemmeno a chi se la ride vistosamente sotto i baffi, nemmeno a chi ci odia dal profondo del cuore, nemmeno a chi specula sul nostro sangue tutti i giorni, nemmeno a chi ha provato ad ucciderci con l’invidia girando le chiavi della cella di San Vittore per mio padre, nemmeno a chi ha voluto che vivessimo quelle sbarre arrugginite.

No, nemmeno a voi auguro il male, nemmeno a voi che di certo non avete vissuto le mie ferite, e che non portate – come faremo noi, per sempre – le nostre cicatrici.
Sarebbe semplice farsi prendere di nuovo dalla rabbia e dal furore. Ma ormai è più forte di me, non ci riesco.
Perciò io vi sorrido, ed a voi – prima di tutto –  auguro Buon Natale. Stavolta, nessuno escluso.

Vittorio Mantovani

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