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24 Sep

Arconate, il rancore squilibrato che offusca la ragione – di Vittorio Mantovani

Mag 17, 2019
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Accogliamo volentieri, a pochi giorni dal voto del 26 maggio, una riflessione di Vittorio Mantovani. Come sempre, mai banale, mai scontata, pregna di riflessioni alle quali è doveroso dare l’ospitalità della ragione. E del cuore.

Ho notato che Cambiamo Arconate, ancora una volta, ha provato a svilire l’operato di mio padre, cercando di mascherare la reale incapacità amministrativa che ha contraddistinto il mandato degli ultimi cinque anni e raccontando frottole via web con un video di Andrea Colombo, postato dal social blogger Jimmy Arena, capitolato anch’egli (del resto la pantomima del super partes era durata anche troppo..) verso le sponde arancioni di Francesco Colombo e Sergio Calloni. 

Concordo naturalmente con Vivarconate: non si valuta il peso specifico di un programma elettorale sulla base degli attacchi personali, che peraltro in questi anni hanno colpito in particolare la mia famiglia ed apprezzo molto che questa bella squadra voli alto e non risponda mai alle fiere in cui qualcuno, come il sig. Francesco Colombo ed i suoi amichetti, prova a farli cadere, invano.

Stavolta ci hanno provato con la più tipica strategia, come sempre unta e banale, del capovolgimento della verità, del tentativo di creare “zizzania” nel gruppo della controparte politica, della volontà  maniacale ed ossessionata (di cui ancora non sono sazi)  di accusare un uomo, mio padre, che è un libero cittadino e che come tale può esprimere liberamente la sua opinione.

Guardate il post sottostante. Io non vedo alcun insulto di Mario Mantovani. Forse è un insulto parlare di incapacità amministrativa di Colombo? O forse è un’offesa la battuta che paragona Sergio Calloni al simpatico personaggio di Cetto (ovviamente per il suo qualunquismo)? Realizzare un’opera pubblica con i marmi della ditta di famiglia del sindaco non è forse un interesse privato nel corso di un pubblico mandato? Suvvia, siamo seri. Questa è chiaramente una patetica strumentalizzazione a scopi politici! 

Ma provate a riflettere. Avete sparso fango e letami nauseabondi per giorni, mesi, anni; ovunque, sui giornali, sul web, per strada, come la peronospera che aggredisce l’albero forte della vite ciclicamente, a ondate foriere di malanni. 

Volete che ci si possa mai dimenticare di quell’invidia così tante volte tramutatasi in offesa, derisione, tentativo di umiliazione, violenza. Sì violenza, ma non quella sana abitudine ai due ceffoni, che non darò e che invece farebbero un gran bene a Francesco Colombo, che somiglia sempre più ad un piccolo vanesio alla disperata ricerca dell’esaltazione del proprio ego, il cui impegno professionale settimanale consta nella presenza al processo che segna il calvario di un uomo onesto ed innocente sino a prova contraria; no, io intendo una violenza diversa, più gretta, quella delle insinuazioni, dell’agire nell’ombra, delle vigliaccate di chi sente la frustrazione per un confronto già perso in partenza.

Andiamo signori, avete insultato la mia famiglia in ogni salsa per anni nel tentativo scientifico quanto meschino di svilire l’operato straordinario di mio padre, di un leone a cui non porterete nemmeno mai i calzari, un esempio di coraggio e speranza anche nella sventura, sotto il machete giudiziario col quale avete chiaramente contribuito a pestarne le carni e le ossa, quelle di un uomo che ha pensato anzitutto al bene per il suo Paese, tanto ha dato per esso ed in così meste forme è stato ripagato sinora.

E ora fate la morale ed utilizzate le sue parole nel tentativo di annebbiare e confondere la realtà, scostandovi dal confronto leale e dalla volontà di misurarsi sulla progettualità che invece  chiede la nuova lista Vivarconate, di cui mio padre è semplicemente un sostenitore… Patetico, surreale, distonico. 

Corroborate il vittimismo, quando conviene, mentre dovreste guardarvi in casa ed attorno: troverete il fango sparso, secco e nuovo, quello quotidiano che spargete da tempo.

Sapete che vi dico? Fate pure quel che ritenete, denunciate, insultate, fate caciara, siete abituati, non fate altro. Cosa volete che ci importi, se la nostra coscienza è serena?

Avete piuttosto – io credo – un serio problema: voi avete l’ossessione di Mario Mantovani, quell’ossessione a metà tra l’ansia e la fobia che giunge dalla vergogna di quanto in tutti questi anni avete detto e perpetrato su di lui.

Per questo non potrò mai credervi, né io né molte altre persone con me: voi non penserete mai al futuro del nostro paese, agli orizzonti a cui può tendere una comunità vera, autentica, seppur giustamente varia e libera di pensare.

Non lo farete mai, poiché avete quel rancore che offusca la ragione nelle vostre menti. Quel rancore che permane squilibrato, pesante e che corrode tristemente il buonsenso e la umana lucidità.

Vittorio Mantovani

 

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