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12 Nov

Alfonso Papa assolto: ma la gogna mediatica se n’è dimenticata (o quasi)

Nov 04, 2019
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Molti di voi ricorderanno l’onorevole Alfonso Papa, deputato del Pdl che finisce nel tritacarne mediatico-giudiziario nel giugno del 2011, quando la Procura di Napoli lo accusa di favoreggiamento, concussione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulla fantomatica P4, una sorta di riedizione della ben nota loggia massonica P2 di Licio Gelli.

La stampa giustizialista ci sguazza, i nomi coinvolti appartengono al milieu del potere romano, eppoi Papa è pur sempre un ‘berlusconiano’, quindi un bersaglio grosso.

Eletto in Parlamento nel 2008, alla vigilia delle elezioni 2013 viene escluso dalle liste del centrodestra in Campania proprio per il suo coinvolgimento dell’inchiesta. Alla faccia del garantismo liberale.. In quel momento, contro Papa NON C’E’ ALCUNA SENTENZA DEI TRIBUNALI, NEPPURE DI PRIMO GRADO.

La sentenza di primo grado arrivò il 22 dicembre 2016 quando il Tribunale di Napoli lo condannò a 4 anni e 6 mesi di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per le accuse di induzione indebita e istigazione alla corruzione, assolvendolo dall’accusa di favoreggiamento e dichiarando prescritta quella di rivelazione di segreto d’ufficio. 

Papa nel mentre diventa a tutti gli effetti un proscritto, e ovviamente la stampa manettara continua a rimestare.

E poi cosa accade, poco più di 1 mese fa?

Accade che l’ormai ex deputato Alfonso Papa viene assolto dalla Corte d’appello di Napoli nell’inchiesta sulla cosiddetta “loggia P4”.

Il 20 luglio 2011 la Camera dei deputati vota a favore dell’arresto di Papa, che si costituisce nel carcere di Poggioreale, a Napoli, dove resta per 101 giorni prima degli arresti domiciliari.

Ma oltre alla  vicenda giudiziaria va rammentata anche quella che lo coinvolse come appartenente alla Magistratura ( Papa era infatti anche un magistrato).

Il 21 gennaio 2012 l’ANM delibera l’espulsione di Alfonso Papa dal sindacato delle toghe a causa del “discredito” gettato sull’ordine della magistratura. Papa denuncerà la violazione dello statuto dell’ANM in quanto tale espulsione viene deliberata in assenza di alcuna audizione o contraddittorio.

Il 13 aprile 2012 il Tribunale del Riesame presieduto dal giudice Angela Paolelli, conformandosi in sede di rinvio a quanto disposto dalla Cassazione in data 7 novembre 2011, conferma l’illegittimità dell’arresto di Alfonso Papa e rigetta l’appello dei pm avverso la scarcerazione definitiva del deputato. In particolare, il Riesame afferma l’inesistenza di alcuna prova di accordo tra il parlamentare e il carabiniere Enrico La Monica.

Il 16 maggio 2012 il plenum del CSM archivia la pratica disciplinare aperta in prima commissione nei confronti di Alfonso Papa per i fatti relativi alla cosiddetta vicenda P4.

A distanza di quasi dieci anni, Papa rende al Giornale una dichiarazione pregna di amarezza già letta (purtroppo) molte altre volte.

 “È finito un calvario durato dieci anni che non auguro a nessuno. Col paradosso che mi hanno arrestato i colleghi deputati e mi hanno assolto i giudici. In Italia c’è una gestione tribale del sistema mediatico giudiziario. Con l’indagine ho perso famiglia e lavoro, ma guardo avanti“.

Come sempre, il tema non è quello delle sentenze. Il tema è l’uso politico della giustizia che l’insano circo mediatico-giustizialista continua ad adottare, con inusitata violenza, da decenni. Senza che tutti i casi di condannati ‘a prescindere’ (in seguito assolti) abbiano insegnato qualcosa ai corifei delle manette.

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