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08 Jul

30 anni dopo. La storia di Enzo Tortora, ucciso dalla mala-giustizia e dal circuito mediatico-giudiziario

Dic 06, 2018
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Dove eravamo rimasti? Se lo chiese Enzo Tortora, davanti a milioni e milioni di italiani, quando ritornò davanti ai teleschermi Rai di Portobello, dopo quasi 5 anni di immane calvario giudiziario che affrontò da innocente, venendo prima condannato, poi assolto in Appello, quindi scagionato per sempre. Ferite così profonde che portarono il conduttore milanese ad ammalarsi di cancro. E a morire il 30 novembre del 1988. Sono passati già 30 anni dalla morte dell’uomo che simboleggia, e simboleggerà sempre, la perversa violenza di un altro e ben più grave cancro: quello della malagiustizia e del cosiddetto ‘circo mediatico giudiziario’.

Enzo Tortora

Dal 1988,  le ceneri di Enzo Tortora riposano al riparo di una colonna tagliata a metà su cui è incisa una sola frase: “Che non sia un’illusione”.
Nel 2013 Raffaele Della Valle, amico del giornalista e suo avvocato difensore per tutta la durata del processo, ardente liberale e negli anni Novanta deputato di Forza Italia, raccontò a Elvira Pezzuto il più immane calvario della storia giudiziaria repubblicana. Spendendo parole amare, molto amare.

“La battaglia di Enzo è stata davvero un’illusione. In questi anni i problemi della giustizia non sono stati risolti ma solo peggiorati. Il carcere preventivo adesso si chiama custodia cautelare ma il succo della storia resta lo stesso. Dovrebbe essere l’extrema ratio, non un’anticipazione della pena o addirittura uno strumento di tortura per ottenere confessioni. Il tribunale del riesame è poi rimasto il tribunale del rigetto. E la stampa corriva alla procura continua a lavorare all’immagine dei pm in cambio di materiale giudiziario di prima mano, che viene depositato direttamente in edicola. In più abbiamo le intercettazioni telefoniche a piacere, con dei provvedimenti autorizzativi che lasciano  basiti”.

E la politica? «Latitante. Cos’hanno fatto i politici per le carceri e per riformare la giustizia?  Tornando al caso Tortora, bisogna ricordare che Enzo non era solo innocente, era addirittura estraneo. Non aveva mai frequentato nessuno dei personaggi che l’accusavano. Si è sempre difeso nel processo e non dal processo, dimettendosi da deputato europeo dopo la condanna in primo grado a dieci anni di carcere per spaccio di droga”.

Raffaele Della Valle

Che tristezza immane dover leggere, 30 anni dopo, le parole di uno dei pochi e coraggiosi corifei del garantismo liberale. 30 anni dopo, possiamo dire- in tutta amarezza- che la morte di Enzo Tortora è servita a poco o nulla. Un sacrificio di cui ci resta soltanto l’esemplare dirittura morale di chi affrontò, da uomo innocente, la meglio orchestrata gogna giudiziaria mai vista in precedenza. Con tanto di giornalisti compiacenti che scrivevano libri di elogio per i FALSI pentiti del processo Tortora, presentati tra sorrisi, cocktail e tartine. E neanche un briciolo di umana vergogna.

Ciao Enzo, cercheremo di non dimenticarti. Mai.

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