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08 Dec

27.000 persone arrestate in Italia- dal 1992 ad oggi- e poi assolte

Nov 28, 2019
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Provate a pensarci, a pronunciare solamente il numero: 27.000.

Scriviamolo in lettere: ventisettemila.

Una cittadina di media grandezza.

E sapete a cosa ci riferiamo? Al numero di persone arrestate in Italia, dal 1992 ad oggi, e in seguito ASSOLTE nelle aule di Tribunale.

E’ una statistica raggelante, di cui ha parlato di recente un raro caso di politico garantista e coerente con un’idea liberale della giustizia: Enrico Costa, avvocato e deputato, ministro per gli Affari Regionali nei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

Ma leggiamo integralmente la sua dichiarazione, diffusa di recente (anche se poco o per nulla ripresa, dai giornali del ‘mainstream’) durante una delle tante operazioni di polizia giudiziaria a carico di esponenti politici.

“Che tristezza leggere la batteria di dichiarazioni di parlamentari che inneggiano alle manette, in un’ondata di populismo penale che trasforma i titoli di giornali in sentenze, travolge la presunzione d’innocenza, trae conseguenze politiche dalle inchieste, cercando di piegare l’azione della magistratura ad uso e consumo di una parte”.

Presunzione di innocenza, questa sconosciuta..

A questa amara premessa segue la terrificante ‘quantificazione’ del danno cagionato dal giustizialismo manettaro (e dal circuito ‘mediatico giudiziario’ di cui tante volte abbiamo parlato da queste colonne virtuali):  “A costoro – aggiunge – ricordo solo un numero: 27.000. È il numero delle persone che dal 1992 ad oggi sono state arrestate, poi assolte ed hanno ottenuto l’indennizzo per l’ingiusta detenzione subita”.

Ma com’è possibile indennizzare una persona, specie un politico, se l’assoluzione arriva dopo anni e anni, e soprattutto dopo che viene di fatto impedita la partecipazione all’attività istituzionale e democratica? Cos’avrebbe dovuto dire, e come sarebbe dovuto essere risarcito, il defunto Filippo Penati, scaricato dal suo partito (il Pd) senza che neppure ci fosse una sentenza di primo grado a suo carico, e dopo la sua assoluzione al termine del consueto calvario processuale?

Sono domande che da tempo, da troppi anni, rimangono senza risposta.

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